Descrizione immagine

Il Ciabòt è un piccolo fabbricato caratteristico dei vigneti piemontesi che nasce da un insieme di necessità legate al lavoro della viticoltura.

Prima dell'avvento della macchina agricola (trattore) il tempo di trasferimento ai vigneti era dell'ordine dei 30/40 minuti. Questa distanza non permetteva ai contadini di rientrare nell'arco della giornata alle proprie abitazioni, lasciandoli esposti ai mutamenti atmosferici per tutto il giorno. Da qui la necessità di creare un riparo dal sole e dalla pioggia.

Un secondo tipo di esigenza nasce dalla difficoltà di reperire e conservare l'acqua per i momenti di necessità. In alcuni momenti dell'anno la siccità prolungata rendeva necessaria l'irrigazione dei “piedi” delle viti.

Risalgono per la maggior parte alla fine del 1800. Nel tempo divengono uno strumento per rendere pubblico un certo benessere economico, un certo potere. La destinazione d'uso tradizionale del Ciabòt è stata negli anni abbandonata per la diffusione delle macchine agricole che consentono spostamenti più veloci, riducendo il bisogno di avere un ripostiglio per gli attrezzi da lavoro. Dal 2003 l'Enoteca Regionale del Roero ha istituito un premio: "Roero: vino e territorio - Estetica del paesaggio agrario", che premia il recupero estetico delle strutture contadine.

Il Ciabòt Massucco, posto nel vigneto Trono, risale al 1943 quando Massucco Giuseppe e Nonna Evelina trasportando i materiali con una mucca lo costruivano. 

Utilizzato dall’azienda Massucco, come tradizione di tutti i Ciabòt, come rifugio in caso di piogge o per ripararsi nelle ore calde e per pranzare o per riporre gli attrezzi. Ma le murdel Ciabòt Massucco nascondono storie di uomini di nostalgie e amori.

Nel periodo della seconda guerra mondiale il Ciabòt divenne un rifugio per i partigiani che poco prima della liberazione dell’Arcivescovado di Alba della fine della guerra, mentre la città di Alba era assediata dai tedeschi, lo utilizzarono come punto strategico per coordinare le battaglie contro i tedeschi.

Descrizione immagine
Descrizione immagine

Infatti ancora oggi all’interno della porta di legno ci sono dei manoscritti con poesie di nostalgia e speranza, e nomi dei partigiani che utilizzarono il Ciabòt per rifugiarsi e lasciarono, per ringraziare i Nonni Massucco per l’ospitalità, queste dediche. Infatti si possono trovare date con firme che risalgono al 25 Novembre del 44

Ma il Ciabòt Massucco nasconde anche una storia d’amore incredibile, da film.

Nella primavera ’44 un giorno Nonno Giuseppe recandosi nella vigna trovò all’interno del Ciabòt una bottiglia di vino ed un tozzo di pane lasciato da un militare che risiedeva nella caserma Govone di Alba che sfuggito, per evitare la cattura dai tedeschi, nella notte dopo aver attraversato il fiume Tanaro, distante poche centinaia di metri dal vigneto, si nascose nel Ciabòt per non essere catturato.

 

Nonno Giuseppe conobbe così questo giovane militare di 28 anni Abruzzese di nome Fernando e lo ospitò nella propria casa per dargli una dimora e proteggerlo dalla persecuzione dei Nazisti.

In cambio Fernando aiutò la famiglia Massucco nel lavoro delle vigne. Durante la permanenza incontrò una cugina della famiglia Massucco di nome Livia, una giovane e bella ragazza di 25 anni che lavorava come sarta a Giuseppe di Castagnito.

Tra i due scoppio un amore intenso. Ma i genitori di Livia contrari al loro amore costrinsero Fernando a ritornare nel ’46, dopo la fine della guerra e dopo 2 anni e mezzo che viveva con i Nonni Massucco, al suo paese d’origine in Abruzzo.

Una volta arrivato al suo paese, distrutto dalla guerra e lui distrutto dall’amore verso Livia decise di andare in Argentina per rifarsi una nuova vita.  

Gli anni passarono ed intanto Fernando mise su famiglia ed ebbe 2 figlie. Anche Livia si era sposata e ebbe una figlia.

Il 19 Marzo del 1986, dopo 40 anni, un fratello di Fernando si presentò a casa del nonno Giuseppe per informarlo che Fernando era ritornato a trovare la sua famiglia e voleva rincontrarlo.

Nonno Giuseppe organizzò per l’occasione una festa nel paese con tutti gli amici di Fernando di allora, oramai anziani.

Fu un momento indimenticabile ricco di felicità ed commozione. Celeste, secondo genito di Nonno Giuseppe, convinse Fernando di rincontrare Livia. Entrambi oramai quasi settantenni quando si rividero fu un momento toccante. Il loro amore era ancora nascosto nel loro cuore, ma oramai il tempo e gli eventi gli portarono solo più a viverlo al loro interno. Così Fernando ritornò in Argentina.

Fernando morì nel 2011 all’età di 95 anni ed è sepolto in Argentina, mentre Livia morì nel 2014 all’età di 95 anni ed è sepolta a Castagnito.

Ora potranno vivere il loro amore sereni e liberi.

Descrizione immagine
Descrizione immagine

Nel 1983 il Ciabòt Massucco fu restauro una prima volta e nel 2012 dopo un secondo restauro ha vinto il premio “Roero: vino e territorio - Estetica del paesaggio agrario” donato dall’Enoteca Regionale del Roero. Nel 2014 le Langhe e il Roero dono diventate Patrimonio dell’Unesco.

 

Armando e Celeste Massucco

 

© 2014 Azienda Agricola Flli. Massucco - Tutte le immagini, loghi e testi presenti in questo sito web appartengono ai legittimi proprietari. - Informativa Privacy